#CULTURADIGITALE

Internet è una struttura tecnologica fantastica all’interno della quale “girano” servizi che consentono di socializzare, informarsi, giocare, lavorare e fare molte altre cose tra le quali costruire la nostra rete amicale.

Tutti questi “servizi” vengono forniti da aziende, alcune delle quali di dimensioni incredibilmente grandi, che sono i veri Player della Rete, e alle quali è stato lasciato un potere immenso che esercitano, soprattutto, servendosi di algoritmi che analizzano una quantità impressionante di dati, e che dettano, di conseguenza, risposte e regole.

All’interno di questo mondo tecnologico vengono a crearsi le “identità digitali” dei navigatori che si relazionano in un “ambiente” perfetto che ruota in armonia con dimensioni, opinioni, colori costruiti appositamente per ogni singolo cittadino di Internet. Quando curiosiamo nei social network, o chiediamo al motore di ricerca Google un’informazione, le risposte che otteniamo sono targhettizzate appositamente per ognuno di noi e i click del passato condizionano le risposte del futuro. 

Google, ad esempio, usa un algoritmo che analizza oltre 200 diversi parametri ogni volta che viene posta una singola domanda e le risposte fornite introducono in bolle comunicative fatte di contenuti, sfumature e argomentazioni particolarmente affini alle preferenze dell’utente, senza dare spazio alla diversità o al dissenso. 

 

E se questi algoritmi venissero programmati per dare maggior spazio ad alcune tesi a discapito di altre, sarebbe possibile condizionare l’opinione pubblica e indirizzarne il pensiero in direzioni precostituite? E ancora, se talune notizie venissero de-indicizzate dai motori di ricerca al punto da essere difficili da reperire, sarebbe possibile ipotizzare una limitazione della loro divulgazione? Bene, allora, alla luce anche di questi elementi, quali sono le competenze che devono avere gli internauti, specie quelli giovani, Millennial o appartenenti alla Generazione Z, che non hanno vissuto l’era pre-tecnologica e che, quindi, non sono stati abituati ad affiancare reale a virtuale per comprenderne pesi e dimensioni?  

MAURO BERTI

Scrittore e Formatore nell’ambito dei risvolti sociali delle moderne Tecnologie della Comunicazione, Mauro Berti è Ispettore della Polizia di Stato e Responsabile della Sezione Indagini Pedofilia e Cyberbullismo del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per il Trentino Alto-Adige.

​È autore, assieme a Michele Facci e Serena Valorzi, di Generazione Cloud. Essere genitori ai tempi di Smartphone e Tablet (Erickson, 2013), Cyberbullismo. Guida per genitori, ragazzi e insegnanti (Reverdito Editore, 2017), e del più recente Cercami su Instagram. Tra Big Data, solitudine e iperconnessioni (Reverdito Editore, 2019), invito a guardare oltre le immagini sorridenti, seducenti e apparentemente spensierate che pubblichiamo e guardiamo di continuo sui social network, contenuto nella collana "Psicologia Divulgativa". 

Tiene periodicamente corsi e interventi in ambito scolastico, accademico e per la cittadinanza su temi che spaziano dalla psicologia alla scienza forense, passando per i rischi del mondo virtuale e l'utilizzo intelligente della rete e delle nuove tecnologie.